Daniele Delaini, proprietario di Villa Calicantus, spiega com’è nata la scelta di lavorare in biodinamica: “L’avventura Villa Calicantus inizia nel 2011, quando decido di lasciare un discreto, ma poco stimolante lavoro in banca a Parigi per dedicarmi anima e corpo alla vigna di poco più di un ettaro che mia zia Teresa mi aveva lasciato nel Bardolino qualche anno prima.

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All’epoca non avevo molta esperienza in campo di vino, se non quella derivata da varie degustazioni e da vari manuali o riviste che avevo letto: tanta teoria e poca pratica! Quindi non sapevo ancora esattamente che tipo di vino sarei riuscito a fare, come lo avrei fatto e soprattutto dove lo avrei fatto poiché all’epoca non avevo ancora una cantina.
Ma tra tante incertezze, di una cosa ero sicuro: avrei lavorato in biologico!

Questa consapevolezza nasceva da tre semplici ragioni

• Perché avrei effettuato personalmente i vari lavori manuali in vigna e quindi pesticidi o altre sostanze chimiche mi avrebbero avvelenato;

• Perché, anche se non sapevo come sarebbe stato il mio vino, sapevo di volerlo vivo e sano, fatto con l’uva e non con la chimica o con un’enologia invasiva;

• Perché mi è sempre piaciuto il sogno di riuscire a lasciare alle generazioni future un mondo migliore e lottare in biologico, per chi ci crede veramente, vuol dire anche questo

Per questi semplici motivi dal primo anno di produzione (2011) non ho usato nessun prodotto chimico, ne in vigna ne in cantina.
Passa un anno, siamo nell’inverno 2012 e la banca sembra già uno strano e vago ricordo.

Inizio ad assaggiare sempre più frequentemente vini biodinamici e vini naturali senza solfiti. Un giorno a Parigi partecipo ad una degustazione verticale di una cantina che era passata negli anni dall’agricoltura convenzionale, al biologico, per poi approdare al biodinamico. Durante la degustazione mi rendo subito conto della differenza quando iniziamo ad assaggiare i vini prodotti in biodinamica. E’ un’illuminazione! In quei vini sento la vita, la forza, la mineralità dei terreni in cui affondano le radici delle viti da cui provengono. E mi rendo conto che il biologico non è più abbastanza e che devo andare oltre. Dire “Niente chimica” non è più sufficente: devo approfondire la comprensione della mia terra, partendo proprio dal terreno e dagli equilibri che si sono creati nelle mie vigne. Ed ecco che nel 2014 decido di convertire in biodinamica tutta la proprietà.

La mineralità, la vitalità e la forza espressiva che ho sentito a quella degustazione, ora le ritengo fondamentali per riuscire a dare maggiore spessore e profondità ai miei vini, esili per natura. Grazie alla biodinamica credo di riuscire meglio nel tentativo di produrre vini che siano vera espressione di un territorio complesso com’è la zona classica del Bardolino, racchiusa tra il lago di Garda, le prealpi e il fiume Adige”.